Forza e allenamento Della forza nei bambini e negli adolescenti 

Per molti anni erano in pochi a credere che un allenamento contro resistenze potesse migliorare la forza dei bambini.Allenatori e insegnanti credevano che bambini diventassero più forti con /’aumento dell’età, e che l’allenamento della forza fosse solo per atleti dì età maggiore Ma, di fatto, i bambini possono trarre benefici da un programma di allenamento della forza correttamente progettato, e adeguato all’età (Kraemer, Fleck 2005,)

 

 

 

Più precocemente vengono controllati i processi motori tecnico-coordinativi , più si può continuare ad allenare in modo economico e specifico le componenti organico-muscolari ; e generalmente anche con il movimento tecnicamente corretto . Di conseguenza esiste sempre un’influenza positiva tra condizione muscolare (efficienza muscolare) e tecnica .

Le caratteristiche più importanti della pianificazione dell’allenamento sono rappresentate dal suo progressivo adattamento , dalla sua costituzione per fasi temporali e dalla periodizzazione del carico di allenamento .

L’importanza dell’allenamento della forza per i bambini e gli adolescenti in generale, e per l’allenamento sportivo in particolare, continua ad essere oggetto di discussioni, non scevre da connotazioni emotive. Già nel 1997, Fleck, Kraèmer (1997, 1999) scrivevano che: “Negli ultimi dieci anni, l’allenamento contro resistenze di bambini e adolescenti è stato accettato, ed è diventato popolare tra i professionisti dell’educazione, i medici e gli scienziati, ma resta oggetto di controversie”. Spesso gli aspetti che riguardano un allenamento della forza sono trattati in modo generale, senza dati sulle normative del carico, sull’esecuzione e la strutturazione dell’esercitazione e senza specificare il gruppo di soggetti al quale è diretto. La gamma delle definizioni di allenamento della forza per i soggetti in via di sviluppo va dagli esercizi a carico naturale, usati come allenamento di compensazione supplementare, fino all’allenamento di alto livello dei praticanti power lifting o dei pesisti di livello internazionale. Mentre tra i sostenitori di questo allenamento si trovano affermazioni come, ad esempio “Un allenamento finalizzato e adeguato all’età è assolutamente necessario come prevenzione di difetti posturali o per il miglioramento diretto alle richieste specifiche della disciplina praticata

Hanno svolto un allenamento supplementare della forza, indipendentemente

dai pro e i contro, dimostrano che, con adeguati stimoli specifici di forza si possono ottenere adeguate reazioni di adattamento. Se, nel dibattito tra i favorevoli e i contrari, si segue la strada che finora abbiamo descritto, la decisione si rivela difficile. Per questo è necessario che le tematiche che riguardano l’allenamento della forza nell’età evolutiva siano trattate in modo molto più differenziato. Per questo, al centro di questa trattazione, vi saranno il problema dell’alienabilità di base della capacità fisica “forza” nelle diverse fasi dell’ontogenesi,dall’infanzia fino all’adolescenza e i “proclamati” pericoli per l’integrità fisica e psichica che sarebbero associati al suo allenamento. La trattazione è arricchita da raccomandazioni per l’allenamento e da istruzioni su come agire durante la sua realizzazione. In passato si riteneva che in età evolutiva non fosse consigliabile un allenamento finalizzato della forza prima del completamento della maturazione sessuale (cfr American Academv of Pediatrics 1983), e tale indicazione era giustificata, in primo luogo, con le carenze dello stato ormonale,

soprattutto di testosterone, tipiche dei bambini e degli adolescenti. “Un argomento contro l’allenamento dei bambini preadolescenti era che essi non sarebbero stati in grado di ottenere guadagni significativi a causa della carenza di livelli i adeguati di androgeni in circo lazione” (Pitton 1992, 55). Si avanzava poi il sospetto che, di per sé, un allenamento de a forza provocasse un effetto negativo sulla crescita e sulla maturazione ossea e quindi, aumentasse la predisposizione a· traumi specialmente dell’epifisi, delle cartilagini d’accrescimento, delle ossa e del tessuto connettivo (cfr.

Bilcheck 1989; Brown, Kimball 1983,Peterson, Renstrom 2002; Pitton 1992; in

una rassegna Mellerowicz et al. 2000). Nelladella prestazione sportiva.” (Weineck, 2003,3 7 4), “Secondo le affermazioni scientifiche, e da quanto appare dalla pratica, l’inizio dell’alienabilità della forza, si trova nel 7-9anno di vita.” (Ehlenz et al. 1998, 74) e L’allenamento contro resistenze dei bambini ha guadagnato consensi e popolarità, in primo luogo perché, attraverso programmi di allenamento appropriati e adeguati allo sviluppo, si possono ottenere incrementi di forza, si può stimolare lo sviluppo delle ossea si possono prevenire infortuni in altre attività fisiche e in altri sport” (Fleck,Kraemer 1997, 215), i critici di questo allenamento in età infantile e nell’adolescenza

affermano, invece : “Sotto gli 8-10 anni appena esiste un’alienabilità intesa come adattamento fisiologico” (Hollmann,Hetttinger, 251) e: “Anche nello sport d’elevata prestazione in età infantile e nell’adolescenza deve essere evitato un allenamento della forza relativamente unilaterale

 

fase iniziale dei primi studi empirici sul tema dell’allenamento della forza in età evolutiva non furono rilevati effetti significativi per quanto riguardava l’incremento della forza e della capacità di prestazione5

(Kirsten 1963, Vrijens 1978). Nel 1983, partendo da queste conoscenze l’AmericanAcademv of Pediatrics pubblicò una presa di posizione nella quale si considerava che l’allenamento della forza con i bambini e gliadolescenti fosse inopportuno, e quasi inutile, in quanto non portava allo scopo voluto, aumentava il rischio di traumi e il suo effetto non era sicuro (su questo cfr. una rassegna di Giessing, Frbhlich 2008).

Intorno al 1990 circa, a causa dell’aumento delle prove empiriche favorevoli all’allenamento

della forza con bambini e adolescenti, avvenne un cambiamento nelle raccomandazioni

sull’allenamento (cfr. Malina2006, 478). che sfociò in una revisione dell’ appresa di posizione della National Strenght

and Conditioning Association, dell’American College of Sports Medicine e dell’American

Academy of Pediatrics, che ora raccomandavano, espressamente, un allenamentodelle forza rea lizzato sotto supervisionedi un esperto, e diretto ad una cerchia specifica di soggetti, come prevenzione degli infortuni, modalità per incrementare la capacità di prestazione, la fitness generale elo stato generale di benessere psichico(American Academv of Pediatrics 2001;

Feigenbaum 1993; Feigenbaum et al.19996a, Hamill 1994; Guy, Micheli 2001;

Malina 2006). Nel 2001 , Guy, Michelihanno pubblicato un articolo di rewiew sul l’allenamento

della forza con bambini e adolescenti nel quale affermavano: “Il primo concetto errato è che un atleta nell’età

prepuberale non può trarre benefici dall ‘allenamento della forza a causa degli insufficienti livelli di androgeni in circolo secondo è che un atleta che realizza un allenamento della forza perde la flessibilità e l’escursione dei movimenti necessarie per ottenere una prestazione ottimale nel lo sport che ha scelto La terza idea sbagliata

è che l’allenamento della forza è pericoloso ed espone i giovani atleti ad un inutile rischio di traumi (Guy, Micheli 2001,29). Qui di seguito discuteremo criticamente, in un contesto storico, gli argomenti che stati addotti come prova contro la realizzazione di un allenamento della forza nel l’età evolutiva. Fondamentalmente con essi riporteremo

dati empirici sull’allenamento della forza di bambini i e adolescenti, e li discuteremo nel contesto delle ipotesi che sono

state illustrate. Però, preliminarmente, prima di discutere gli aspetti attuali che riguardano questo allenamento, ci occuperemo di realizzare una prima differenziazione o definizione dei vari concetti.

 

Il tema “Allenamento della forza”
 

Per “allenamento della forza con bambini e adolescenti, in generale, s’intende l’utilizzazione di pesi liberi, di macchine, come anche del proprio peso corporeo o di elastici, per podure una resistenza [al movimento] che deve essere superata” (American AcademvofPediatrics 2001, 1471; Benjamin et al. 2003,

1; Hamill 1994, 53). Un allenamento della forza corretto, diretto a bambini e adolescenti ,quindi, utilizza tutte le forme pensabili idi allenamento contro resistenze, il cui contenuto deve essere scelto e strutturato secondo il suo obiettivo (ad esempio, sport di alto livello vs sport praticato a scopi di salute e preventivo) e le popolazioni alle quali è diretto [ad esempio, praticanti sport scolastico vs giovani atleti praticanti sport di alto livello) (cfr. Menzi et al. 2007). Ciò vuole dire anche che, per principio, si deve applicare un allenamento del la forza sufficientemente differenziato e scelto in modo specifico (Gottlieb 200 1), tale da ottenere l’effetto voluto secondo lo scopo da raggiungere e le popolazioni alle quali è diretto. Sul piano neuromuscolare, il risultato dell’utilizzazione di attrezzi e di macchine diverse per iniziare un sovraccarico progressivo ,però, è rappresentato dai più diversi processi di adattamento che limitano, notevolmente, la possibilità di confrontare tra loro i singoli studi e rende problematica la generalizzazione dei loro risultati. Gli scettici, spesso, si oppongono all’utilizzazione di macchine e di pesi liberi perché, secondo la loro va lutazione, il carico sarebbe troppo elevato. A questo punto, occorre affermare esplicitamente che gli esercizi con i pesi liberi possono essere facilmente dosati individualmente, che il sovraccarico può essere facilmente graduato e, quindi, sono meno gravosi degli esercizi generali a carico naturale (Ebada, Kruger 2004, 35). Inoltre, proprio gli esercizi a carico natura le (push up, pul/ up, handstand push up) spesso non rappresentano una sollecitazione sufficiente (cfr. Freiwald 2005, 270). Proprio l’esempio de ipush up mostra che spesso il punto debole

non è necessariamente rappresentato dalla muscolatura che deve essere allenata (m.grande pettorale, m. del bicipite brachiale),

quanto nella stabilizzazione del tronco attraverso una adeguata tensione del corpo.

L’allenamento della forza (in inglese:strength training spesso sinonimo di resistence training o weigth training), quindi, s’orienta sulle normative generali del carico con l’obiettivo di superare una resistenza, individualmente progressiva – che è superiore al livello di performance e di forza dei movimenti della vita quotidiana .

capacità motoria “forza”, nella quale le diverse capacità di forza non debbono essere tutte considerate dello stesso rango. La forza massimale, infatti, determina la forza rapida, la forza esplosiva e la resistenza alla forza. I fattori che influenzano la durata e l’ampiezza dell’adattamento ai carichi di allenamento della forza (Conley, Rozenek 2001);

Frblich et al. 2007b, 7) sono rappresentati dalla variazione della grandezza del peso, del volume, dell’intensità del carico, della massa muscolare interessata, del regime di lavoro muscolare, della pausa tra le ripetizioni i set, della scelta e della tecnica esecutiva dell’esercizio, dal livello attuale d’allenamento e dal metodo di allenamento

scelto. Dall’allenamento della forza occorre siano nettamente distinti concettualmente la pesistica e le alzate di potenza (in inglese :weightlifting e powerlifting), che rappresentano discipline di gara con intensità di carico elevatissime e con esercizi di gara ché hanno caratteristiche molto specifiche(Benjamin, Glow 2003; Hamill 1994; Schafer 1991). Se ci si riferisce all’aspetto della sicurezza nella pesistica, Fry, Schilling(2002, 7) sottolineano che: “Attualmente, i dati indicano che i programmi di sollevamento pesi sono sicuri, e lo sono più dimolte altre attività sportive giovanili e che questo allenamento non è dannoso per giovani atleti”. Dall’allenamento della forza occorre distinguere anche l’allenamento del culturismo(in inglese, e d’uso comune in italiano, bodybuilding). che è diretto a sviluppare un livello elevato di massa muscolare e di definizione della muscolatura (Giessing,Hildebrandt 2005 : Fròhlich 2007′; Tesch1992b). Però, proprio in inglese, queste diverse attività tutte legate alla forza, concettualmente non vengono nettamente distinte l’una dall’altra, con la conseguenza che non si può escludere che ne derivino gravi confusioni (Hamill 1994). un fatto che viene messo in rilievo criticamente anche da Feigenbaum et al. (1996a , 63): “Il rapporto della Neiss(National Electronic lnjurySurveillance System of US ConsumerSafety Commission (il sistema nazionale elettronico di controllo degli infortuni della Commissione per la sicurezza dei consumatori

egli Stati uniti}. comunque, non distingue tra infortuni associati alla pratica dell’allenamento della forza e quelli associati alla pratica competitiva di sport come le alzate di potenza e la pesistica”. Quindi, già dal punto di vista terminologico si posso non trovare fraintendimenti, che rendono difficile l’interpretazione degli studi sull’allenamento della forza di soggetti adulti. 

 Inoltre, spesso, non si fanno differenze tra soggetti allenati e non allenati, ben sapendo che, all’inizio di un allenamento della forza si trovano soprattutto effetti di adattamento di natura nervosa tipo inter- e intramuscolare che determinano i primi miglioramenti della forza nei soggetti non allenati (Hàkkinen etal. 2000; Moritani 1992′; Rutheford, Jones1986). (test di resistenza alla forza) con elevato numero di ripetizioni e, corrispondentemente,con carichi di scarsa intensità. Ne loro utilizzo si trascura che, con un numero levato di ripetizioni i, l’energia viene fornita dalla trasformazione di energia per via anaerobico-lattacida con il corrispondente accumulo di lattato (cfr. Frbhl ich 2003). Perquanto riguarda i bambini e gli adolescenti

ciò deve essere valutato piuttosto negativamente in quanto in essi la capacità di formare e demolire il lattato è scarsa o inesistente.

Inoltre, invece di test di 1 RM (OneRepetition Maximum)9,per quantificare gli adattamenti dovuti all’’allenamento, si

usano test di 1 O 15RM, partendo dalla supposizione che si tratterebbe di carichi meno elevati dal punto di vista ortopedico internistico10 (Abadie et al. 1999; Braith etal. 1993; Mayhew et al. 1989; Mayhew et

al. 2007). Bauer et al. (1999), Feigenbaum etal. (1999, 2003). Going et al. (1987) comeanche Pate et al. (1993) (cfr. Fry et al. 2002, 156) hanno sufficientemente dimostrato che, se si tiene conto degli aspetti biomeccanici, con una assistenza di un esperto espettando adeguate procedure di riscaldamento, per la valutazione dei progressi di allenamento dei soggetti in età evolutiva possono essere utilizzati test appropriati con 1 RM o massime contrazioni volontarie isometriche. Così, ad esempio, in bambini(di età media di 9;3 anni) non è stata rilevata produzione né di traumi, né di dolori muscolari nell’esecuzione di test di 1 RM per gli arti inferiori e chest press) (Feigenbaum et al. 2003).

Un ulteriore argomento che autorizzerebbe l’uso di test di 1 RM può essere rappresentato

dal fatto che numerose attività sportive come saltare, saltellare, scattare e arrampicarsi, sia per durata, sia per intensità,

dal punto di vista ortopedico e internistico rappresentano carichi più elevati emeno controllabili di un test di 1 RM. Ad esempio, soprattutto sulle strutture parzialmente molli dell’apparato locomotorio attivo e passivo, come menischi, cartilagini legamenti in un salto in estensione agiscono

forze che rappresentano da 2,5 a 3,nella corsa da 3 a 5 volte e nello stacco e salto in lungo da 4 a 10 volte il peso corporeo (cfr. Freiwald 2005; McGinnis1999; William 2000).Kraemer, Fleck (2005, 49). Sostengono invece, che la determinazione della capacità di forza con un test di 1 RM non sarebbe necessaria, in quanto una sua rilevazione attraverso un test di 6RM sarebbe altrettanto significativa per le ulteriori precisazioni

dei carichi (pianificazione del carico, Per il test RM si calcola un periodo da 1 a 5 min, e i periodi di pausa possono essere utilizzati per testare altri bambini i. Sia nel test 1 RM sia nei test X-RM si deve fare attenzione a rispettare esattamente le modalità del test (ad esempio, angoli delle ginocchia, larghezza della presa, il punto di rotazione, lunghezza del braccio di leva, posizione del sedile, ecc.) e tenerne conto

per la standardizzazione in vista di ulteriori test.

Una decisione definitiva su fino a che punto per la prescrizione del carico sia da

consigliare un test di 1 R’.M o di XRM, deve essere sempre presa individualmente daallenatori e allenatrici esperti – tenendo conto di aspetti biomeccanici e specifici -secondo il gruppo da testare, il livello di

prestazione, l’esperienza di test e di allenamento ,lo sviluppo cronologico e biologico,

la costituzione generale e speciale ,come anche secondo l’obiettivo, il contenuto

e la metodica dell’allenamento pian ficato .Affinché ciò sia possibile, si presuppone

da parte dei responsabili una notevole

misura di conoscenze specifiche e di

qualificazione pedagogia.

Come alternativa potrebbe essere considerato un approccio “orientato sul numero delle ripetizioni”, nel quale il peso utilizzato nel test (ad esempio 20RM come carico adeguato per un allenamento della resistenza alla forza) è identico al peso di allenamento dei primi set (Fréilich 2003, 167 e

segg.). All’interno delle singole unità di allenamento vi dovrebbe essere quindi una regressione delle serie e su più unità di allenamento, un progressione nel micro ciclo

(F ri:ilich et al. 2002)

Sviluppo Motorio

Mentre, soprattutto nelle precedenti pubblicazioni, si affermava che prima della pubertà, e dopo i 70 anni, di per sé la forza non fosse alienabile dal punto divista dell’adattamento morfologico, attualmente è possibile constatare che l’organismo umano è alienabile per tutto il periodo della vita.

 

Lo sviluppo motorio nella prima età scolare

(da 7 a 10 anni)

Oltre che da un cambiamento delle proporzioni

e della forma del corpo, prodotte dalla crescita, la fase della prima età scolare

è accompagnata da ulteriori, grandi cambiamenti non soltanto somatici, ma anche psichici e cognitivi (Crasselt 1994;Scheid 1994). Mellerowicz et al. (2000) parlano di un aumento medio annuale del peso corporeo di 2,5-3,5 kg, come anche di elevate prestazioni funzionali del SNC, che possono essere associate alla grande capacità di apprendimento motorio di questa età.

In questo periodo, il comportamento motorio è caratterizzato da una “notevole vivacità e mobilità” (Winter 1998) che, in questa fase dello sviluppo, si riflette nello spiccato comportamento ludico dei bambini(cfr. Oerter, Montada 2002). mentre i movimenti appaiono non tanto fluidi e rotondi, ma piuttosto sgraziati (Scheid 1994). La vivacità della qua le abbiamo parlato, e i presupposti psicofisici per l’acquisizione delle capacità e delle abilità motorie che l’accompagnano (Weineck 2003). attraverso una formazione “poli -sportiva” possono portare a una alienabilità notevole e costante, come anche all’aumento sia della forza sia della rapidità con uno sviluppo delle capacità di forza che ha un andamento ancora relativamente lento, a meno che esse non vengano particolarmente allenate. infatti, in bambini e bambine di età da cinque a dodici anni, riferendosi al cambiamento di 1 RM, riferiscono di effetti di allenamento che arrivano sino ad un aumento del 400/o di 1 a seguito di un allenamento di otto settimane. Le differenze di genere nelle prestazioni sono ancora poco rilevanti, ma, di norma, i maschi ottengono risultati lievemente maggiori. Di norma, quei gruppi muscolari che sono poco sollecitati nei movimenti e nelle attività della vita quotidiana – si tratta, spesso, della muscolatura delle estremità superiori -presentano capacità di forza minori e più scarse di quelli che invece sono sollecitati da carichi come camminare, correre, saltare, ecc. (Schmidt-bleicher 1994, 134). Si tratta di un fatto che deve assolutamente considerato, e a cui va dato il giusto peso, nell’interpretazione degli interventi diretti ad allenare la forza. Generalmente nei bambini di questa età si dovrebbero stabilizzare le abilità motorie di base. Lo si può fare, tra l’altro, addestrando

esplicitamente e migliorando le capacità coordinative, ad esempio, attraverso giochi con la palla , con partner e con attrezzi e/o anche esercizi ginnici eseguiti in forme complesse (ad esempio, circuiti con vari attrezzi .

 

Lo sviluppo motorio nella seconda

età scolare (bambine 10 a 12anni, bambini: da 10 a 13 anni )

La seconda età scolare inizia circa a 10anni e dura fino all’inizio della pubertà(Winter 1998). Deve essere ricordato che il passaggio dalla prima alla seconda età scolare non mostra soluzioni di continuità

e i due stadi si distinguono solo gradualmente Per lo sviluppo motorio in questa età è particolarmente importante l’ulteriore sviluppo dell’apparato vestibolare e degli altri analizzatori del movimento e della posizione, per cui diventa evidente il miglioramento della fluidità dei movimenti e la padronanza di movimenti difficili. Ne deriva che sarebbe necessario che le capacità di coordinazione fossero sottoposte ad una formazione più di quelle condizionali. Per cui il metodo elettiva sarebbe quello di utilizzare sercizi di forza complessi, senza uso di attrezzi. L’ulteriore crescita fisica comporta un miglioramento delle proporzioni e, quindi, un aumento relativamente pronunciato della forza con uno scarso incremento delle misure e delle masse del corpo (Crasselt 1994). per cui è visibile anche un miglioramento del rapporto peso-forza (Winter 1998, 289; Weineck 2003, 113). La forza massimale presenta incrementi annuali medi. Per quanto

riguarda la specificità di genere 14 nei fanciulli si può rilevare una capacità massima di forza che ha un andamento quasi parallelo che, anche se scarsamente, è costantemente maggiore di quello delle fanciulle

(cfr. Menzi et al. 2007, 39).

 

Lo sviluppo motorio nella pubertà (prima età puberale pubescenza e seconda età puberale adolescenza)

I molteplici e diversificati processi di natura endocrina che si svolgono nella pubertà, ln produzione di ormoni ad azione androgene che li caratterizzano, e gli effetti a direzione anabolizzante che vi sono associati, aumentano enormemente l’alienabilità della forza degli adolescenti maschi (Schmidtbleicher

1994). Si deve mettere in rilievo, soprattutto, la crescita della massa muscolare causata da un aumento della sintesi proteica che, a sua volta, è dovuta direttamente, e indirettamente, all’azione anabolizzante del testosterone Nella prima fase puberale e nel periodo successivo, quindi, si può contare su un aumento della forza massimale e della forza rapida, soprattuttonei ragazzi e, per breve periodo, anche nelle ragazze (cfr. Ehlenz et al. 1998). Poiché la crescita della muscolatura, nell’insieme, resta indietro rispetto a quello dello scheletro, in questa fase dello sviluppo si osservano movimenti disarmonici. Si possono constatare differenze specifiche di genere nelle capacità di forza, in quanto, durante la prima fase puberale, il rapporto forza-peso presenta uno sviluppo meno positivo, e nelle ragazze si possono addirittura trovare rapporti di forza relativa che rimangono inalterati (Fry et al. 2002; Menzi et al. 2007). Nell’adolescenza, le ragazze, e ciò è ugualmente vero sia per quelle non allenate, sia per quel le molto allenate, in media, raggiungono circa due terzi delle prestazioni di forza e di forza rapida dei ragazzi (Winter1998, 317). Mentre, secondo Mellerowièz etal. (2000, 79), nella prima età puberale gli stimoli di allenamento della forza e della forza rapida dovrebbero essere utilizzati solo a certe condizioni, alla fine della crescita forza, velocità, coordinazione e resistenza possono essere allenati fino quasi ai limiti della capacità di carico degli adulti. Si deve, però, continuare a prestare attenzione alla cinetica dello sviluppo individuale e alla vulnerabilità della cartilagine epifisaria.

Dopo avere illustrato quali siano le specificità della crescita e l’interazione tra peso corporeo,

accrescimento e sviluppo della forza, si trattano gli adattamenti a all’allenamento di questa capacità nei giovani. Si affronta il problema delle specializzazione prematura, si espongono le diversità tra

un allenamento della capacità di prestazione e quello della capacità di carico e il valore della multilateralità. Si trattano poi aspetti legati all’elasticità e la forza durante l’accrescimento, il ruolo delle fibre muscolari e del riflesso di stiramento e le differenze che si rilevano,nelle varie età, in alcune componenti(riflesso da stiramento, e stifness) del ciclo accorciamento-allungamento.Per quanto riguarda i mezzi di allenamento, il mezzo elettivo per l’allenamento delle forza anche in età giovanile è rappresentato dall’utilizzazione di sovraccarichi e per l’allenamento delle forza rapida e varie forme di salti. L’utilizzazione di pesi liberi offre vantaggi legati all’elevata possibilità di modulazione del carico che permette una individualizzazione dell’allenamento, e al basso livello di rischi. A condizione però che i programmi di allenamento tengano conto delle particolarità individuali, e della grande variabilità delle caratteristiche dei soggetti diquesta età e siano realizzati sotto un controllo e una supervisione di esperti, e al quale caso sono esclusi presunti pericoli di traumi e di alterazione dei processi di accrescimento.

La forza nell’età evolutiva cresce e si modifica in modo spontaneo e irregolare, influenza grande parte della motricità, sia in modo positivo sia in modo negativo, presenta modificazioni parallele alla statura e al peso corporeo, risente dell ‘accrescimento osseo e dell’incremento della massa muscolare, particolarmente nel caso degli atleti.

La forza, la crescita corporea e la maturazione influenzano fortemente le capacità di apprendimento, sia delle abilità motorie, sia anche delle tecniche sportive in generale, creando difficoltà e opportunità sul piano della coordinazione, particolarmente nei

movimenti antigravitari, nei quali il ruolo del peso corporeo è determinante Poiché è parallelo a quello del peso e della statura, l’aumento della forza consente una stabilità sostanziale della forza relativa (in particolare nei maschi dagli undici ai sedici anni) – che permette un mantenimento delle capacità di prestazione, nonostante le imponenti trasformazioni del corpo, fino a consentire moderati progressi nei movimenti antigravitari, ma molto più marcati nelle discipline sportive in cui le azioni tecnico motorie

La crescita della forza, in età evolutiva avviene con un velocità lievemente diversa da quella della statura creando particolari situazioni di relativo squilibrio 

 La fase più complessa è durante la massima velocità di crescita della statura che nelle ragazze ha luogo due anni prima (11,5-12,00 anni) rispetto ai maschi (13,5-14,0anni). Tale picco di crescita della statura può superare i 9 cm in un anno nei ragazzi, e 8cm in un anno nelle ragazze. In questa fase, nei test collegati alla forza nelle sue diverse espressioni, troviamo un ritardo nello sviluppo di questa capacità rispetto alla crescita della statura, mentre in altri test (sit-andreach, topping, corsa a navetta) troviamo un anticipo. Il ruolo della forza in una prestazione sportiva può dipendere, principalmente, da quanto la disciplina necessita di forza e, quindi, dal suo modello di prestazione. Il peso corporeo, come abbiamo detto, è influenzato dalla crescita della massa muscolare e da altri fattori esterni come leabitudini alimentari e l’attività fisica, che possono modulare sia la crescita del tessuto adiposo e sia, in minor misura, la crescita del tessuto muscolare che nei due se si può essere differente da soggetto a soggetto. Il tessuto muscolare, che rappresenta la maggiore massa tessutale del corpo, ed è composto da ci.rea cinquecento muscoli(Matina, Bouchard 1991) presenta ulteriori differenze. Le eterogeneità, sommandosi, portano al le differenze fra età cronologica e biologica, che ci conducono al fenomeno per cui soggetti della stessa età possono presentare uno stato maturativo diverso e, dal momento che per maturazione intendiamo “il processo di sviluppo che porta alla piena e regolare funzione del tessuto o struttura” (Oictionav of Sport Science 1982)è chiaro che si possono trovare, con una certa frequenza, soggetti di uguale età cronologica e statura che però possono presentare una prognosi di crescita diversa, cioè presentare ancora una differente lunghezza ed entità della fase di crescita. Troviamo quindi la nota differenza fra età biologica ed età cronologica che qui non approfondiremo.

 

bibliografia
Intensive Participation in Children’s Sports, Cha mpaign, lll., Human Kìne.tii:s Publìsher, 1993.

Blimkìe C. J, Sale D. G., Strength devdopment and tra inability durìng childhood, ìn: Van Prnagh E. (a cu ra

di), Pediatrie ana erobic performance, Champaing, lii., Human Kìnetìcs Publìsher, 1998.

Bosco C., Komì P. V., lnflu ence of aging on the mechanìc:al “behavìor” of leg cxtensar musde.s, Eur, J. Appl.

Physìol., 45. 1980, 209-219. •

Bosco C., Komi P. V., Tihanyi J., Fekete G., Apor l\ Mechanìcal power test and fiber tornpositìon of human

/eg exte.nsor rnusdes, Eur.J. Appl. Physìol., 1983, 51, 1, 129-135.

Bosco C., Elasticità muscolare e forza e.s plosìva nelle attività fisico-sportiva, Rorna, Sode.tà Stampa

Sportiva, 1985.

Diallo O., Dore E., Duche P .. Van Praagh E., Efft:cts of pliometr ic training followe.d by a reduced training

programme on physìcal performance in prepubescent soccer players, J. Sports Med. Phys. Rtness. 41,

2.001, 342-348,

Frohner G. Principi dell’allenamento giovanile. La capacità di carico nell’età infantile e. giovanil e, Perugia,

ed Calzetti Mariucci, 2003. .

Frohner G., Wagner K., La capacità di carico delle giovani atlete, SOS-Scuola dello sport, ‘2.7, 2008, 77.

Goubel F., Series elasticìty behavìour during stretch shortenìng cycle, J. Appl. Biomechanìts, 12, 1997,

389-415.

Grosset J. F., Mora I., Lambertz D., Perot C., Changes in strecth reflei<es and rnuscle stiffoess with age in

prepubesc:e.nt chìldre.n, J. Appl. Physiol., 102, 2007, 2352-2360.

Hagmar M., Hirschberg A. L, Berglund L, Berglund B., Special attentìon to the weight-control strategies

ernployed by Olympic athletes striving for lea nness ìs requìred, Clin. L Sport Med., 18, 2008, t, 2-4.

Hakkinen K., Komi P. V., E.lec.tromyographyc changes durìng strength training and detra ìning, Med. Se.i.

Sports Eme., 1983, 15, 445-460.

lnge.n Sc:henau J., Bobbert M. F., de Haan A., Does elast ic: energy enhance work and e.fficienc\( ìn stretc:h

sinen S., Heìnemeìer K., Qlesen J. L,

D0ssi ng S”‘ Hansen M., Pedersen S. G., Re.mie M. J., Magnusson P., Metabolic: and co ltagen turnover in

human tendon in response ta physical actìvìty,J. Musculoskelet. Neuronal lnteract, 5, 41 -52, 2005

Kyrolainen H., Kom[ P. V., Difference.s in rnechanic:al efficiency ìn ath letes durinq jumping, for. J. of Appl.

Physìol., 70,. 1995, 36-44.

Kom.ì P. V., Gollhofer A., Strecth refiex c.an have an important rote in forc.e enhance.ment. J. of Appl.

Biomech., l3, t997, 4.

Lambertz D.. Mora I., Grosset J. F., Perot C., Eva luation of musc:ulo tendinous stiffness in prepubertal c:h ìldren

and adults taking into account rnuscle ac:tivity, J. Appl. Physiol,, 95, 2003, 64-72.

Mackay H., Tsang G., Mackevie K., Sanderson D., Kha 11 M. K., Ground reac:tìon forces assocìated wìth an

effective elementary school based jumping ìntervention, Br. J. Sports Med., 39, 200 5, 10-14-.

Mac Kelvie K. J., Khan K. M., Mac Kay H. A., ls there a c:ritìcal perìod for bone. response to weight bearing

exercìse in chìfdren and adolescent? A systernatìc rev iew, Br·. J, Sports. Mecl., 36-, 2007, 250-257.

Malina R. M.. Ethnic: and c:u ltural factors in the development of rnotor abi lities and strerigth in American

children, in: Raric G. L (a cura dì} Physìcal Ac:tìvity, Human Growth and De.velopm ent. 364, New York.

Ac:ademic Press, 1913. 33′.S-364.

Malìna R.., Bouchard C., Growth, Maturation and Physìc.al ~c.tivìty, Champaign, li t., Human [(ìnetics PubL,

1991.
1 of Sport Biomech., 1. 1985, 3, 240-252.

Micheli L., Strength training in the young ath lete, ln: Brown E. W, Branta C.. E. (a cura di), Competitive

sports fo1· children and yo uth, Cham paìgn, lll, Human Kinetics Publishers, 198a.

Narìc.i M., Roì G. 5., Land’oni L, Mine:W A. E.. C:erretellì P., Changes in force, cross sectìonal are:a , 59,

1990, :no.

Oettd G., Morphometric ana lysis of normai skeletal muscle: ìn iofanc.y, c.h ildhood ancl adolesc:ence. An

autopsy study, J. Neuro!. Sci .. 88, 1988:, 303-313.

Pousson. M., Van Oeck l, Goubel F.. Changes in tlastic: tharactertstics af human muscle ind ue.ed bvtccentrìc

e.xerdse, .i. of Biomech., 2:1, 1990, 343-348.

Rad( P. M., Westbury D. R., The short rang stiffnm ot’ ac.ti11~ rnammalian muscle and tts e.ffect on mecllanical

propertìes, J.. Physìol., 240, 1S74, 33 l-350.

Sperlioi;i O. K.. Sport und Wachstum, leìstungssport l, 1915.

L’Autore, dott. Renato Manna segue i problemi della formazione e della programmazione dell’allena mento

presso L’Istituto di medicina e scienza dello sport del Coni.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...